I believe in a better way
domenica, 4 Maggio 2014I’m a living sunset
Lightning in my bones
Push me to the edge
But my will is stone
Fools will be fools
And wise will be wise
But i will look this world
Straight in the eyes
What good is a man
Who won’t take a stand
What good is a cynic
With no better plan
Reality is sharp
It cuts at me like a knife
Everyone i know
Is in the fight of their life
Take your face out of your hands
And clear your eyes
You have a right to your dreams
And don’t be denied
I believe in a better way
Legami da innaffiare
sabato, 3 Maggio 2014Kindle e letture digitali
giovedì, 1 Maggio 2014Solo negli ultimi tempi mi sono avvicinato al mondo degli e-reader, nello specifico ho preso un Amazon Kindle. Come strumento è formidabile: pesa poco, si legge benissimo, può contenere centinaia di libri.
Sono arrivato abbastanza tardi ad utilizzare questa tecnologia, volontariamente, frenato da uno scetticismo iniziale che in parte è stato vinto, ed in parte residua ancora no.
Il problema fondamentale delle letture digitali è che i libri stanno tutti, a loro volta, dentro un unico libro: il Kindle. Non ne senti appieno la sostanza. Per carità, si leggono alla grande, al sole è anche meglio perché le pagine non si girano da sole col vento, il libro non si rovina, non ti cade, non si spiegazzano le pagine (ma se ti cade l’e-reader sono ugualmente danni…), però quando hai finito un romanzo ti poni questa domanda: “dov’è il libro che ho letto?”. Per chi come me è abituato a popolare, arricchendola col passare degli anni, una libreria fatta di testi cartacei, la sensazione è strana. E’ vero che il libro di carta si invecchia, si impolvera, le pagine si ingalliscono, ma ha una sua forma, un suo corpo fisico, un suo fascino. Il libro stesso ha una storia, fatta dell’ingiallirsi delle pagine, di cadute, di viaggi, di riletture, di prestiti, di ritorni a casa e al contempo, se vogliamo azzardare un paragone metafisico, la storia che racchiude al suo interno, quella scritta tra le righe, è la sua anima.
I libri digitali mi sembrano anima senza un corpo, che se li vuoi andare a riprendere in mano, fisicamente, stanno tutti nello stesso posto: il Kindle (o il computer, o il telefono). E’ strano… forse sono io ad essere vecchio, non so, oppure poco adatto a rivoluzionare un modo di leggere che è stato mio fin dall’infanzia, coi fumetti prima, ed i libri poi.
D’altra parte sono un nativo digitale: ho iniziato con i computer ad otto anni, ma anche un nativo analogico. Ho imparato a leggere sulla carta e a scrivere con la penna, passando solo in età adulta alla tastiera. Ho bisogno di un contatto fisico con il romanzo (con un manuale tecnico o un saggio sento meno questa esigenza). Mi ci affeziono. L’e-reader non mi dà questo contatto che cerco. L’odore della carta, diverso per ogni libro, la stampa, la copertina, la scelta dei caratteri tipografici… tutto questo si perde leggendo in digitale.
Sia ben chiaro, ho già letto un romanzo sul Kindle e ne ho iniziato un altro molto lungo: leggere all’aperto al sole, o a letto, è piacevolissimo. Se la storia ti prende vai avanti e per quanto mi riguarda leggo anche più velocemente. Ma il feeling è diverso.
Non so dove mi porterà questa esperienza, ma sono quasi sicuro che non potrò mai rinunciare alla mia libreria cartacea. In qualche modo proverò ad utilizzare entrambi i media, magari il Kindle per pubblicazioni tecniche o saggi, e gli ‘obsoleti’ libri cartacei per i romanzi, con una preferenza per questi ultimi.
Del resto romanzo e romanticismo hanno una radice in comune. Non è un caso se una storia che viaggia sui bit risulta meno romantica, per le emozioni che riesce a trasmettere nel complesso, meno vicina al lettore di una storia che si racconta sulle pagine stampate, odorose di inchiostro e cellulosa, che invecchia con lui e muta nel tempo, come lui.
Buone letture a tutti.
Andare avanti
domenica, 9 Marzo 2014E’ quasi un imperativo, quello di proseguire: dettato dalla vita, dall’istinto di sopravvivenza, ma non solo.
Andare avanti significa anche evolversi, imparare, progredire: io la vedo così. Per me non ha senso una vita in cui non si cambia, non si impara, non si cresce. Ci sono persone che si accontentano di rimanere sempre allo stesso posto, uguali a sé stesse. Per me questo stile di vita equivale a morire, lentamente, giorno dopo giorno. Assecondare la propria curiosità, stimolare le propria intelligenza e coltivare i propri talenti, serve invece a conoscersi meglio e a scoprire le proprie potenzialità. E’ giusto farlo: è la vita stessa che ci porta in questa direzione. Dato che tutto intorno a noi cambia continuamente rimanere immobili è soltanto un’illusione.
Andare avanti non è solo sopravvivere, quindi, ma diventare persone migliori. Chi sente questo stimolo deve assecondarlo, non rinunciare alle proprie aspirazioni e alla propria crescita personale.
Buona domenica.
Fly high
mercoledì, 19 Febbraio 2014I guess that’s why they call it the blues
venerdì, 14 Febbraio 2014Don’t wish it away
Don’t look at it like it’s forever
Between you and me
I could honestly say
That things can only get better
And while I’m away
Dust out the demons inside
And it won’t be long
Before you and me run
To the place in our hearts
Where we hide
And I guess that’s why
They call it the blues
Time on my hands
Could be time spent with you
Laughing like children
Living like lovers
Rolling like thunder under the covers
And I guess that’s why
They call it the blues
Un tassello nel mosaico
lunedì, 20 Gennaio 2014Riflessioni di fine d’anno
martedì, 31 Dicembre 2013La fine dell’anno è una buona occasione per stare raccolti con noi stessi, per ascoltarci, per riflettere.
E’ un momento importante per capire come stiamo, cosa sentiamo nel profondo, e cosa vogliamo dall’anno che verrà.
Personalmente ho sfruttato questa occasione per fare chiarezza. E’ stato faticoso, ma utile. Sappiamo tutti che la vita non è facile, a volte voli, fai le pernacchie al mondo (come dice simpaticamente una mia amica), altri cadi per terra e ti devi rialzare. Succede di continuo.
Per me questo è stato un anno pieno di bei momenti, ma anche pieno di difficoltà da superare, che ho superato. Ed ho goduto dei bei momenti. L’importante è solo questo. Sono sempre stato coerente con i miei principi più profondi; se ho fatto qualche cazzata è stato a fin di bene. Quello che voglio adesso è andare avanti con la mia vita, insieme ad alcune persone a cui voglio bene, insieme alle mie passioni e al mio lavoro.
Purtroppo la vita ci porta a perdere persone che abbiamo amato, anche profondamente.
In questo periodo dell’anno io non sono mai felice. Mi tornano in mente tanti ricordi, quelli delle persone perdute, e ci sto male.
Purtroppo capita che le strade si separino. Ci sono persone con cui abbiamo fatto una parte del cammino insieme, e poi ad un certo punto ognuno prende la sua, di strada. Oppure ripensi a persone care che non ci sono più, perché se ne sono andate prematuramente. Insomma, non mi piace il Natale, non mi piace il Capodanno, perché mi costringe, pur non volendolo, a pensare a tutto questo. Non riesco proprio a festeggiare. Un sorriso in compagnia, quello sì, ma non gioia che sprizza da tutti i pori.
La forza e la volontà di ripartire ritornano quando ti guardi intorno e ti accorgi che non sei solo. C’è sempre almeno una persona intorno a te che avrà qualcosa da darti e tu a lei. Dal passato piano piano ritorni al presente, perché è questo che conta. Non si vive di ricordi, si vive di presente. Suona razionale, duro, ma è la verità. Sperimentato più e più volte sulla mia pelle.
Con un buon presente si costruisce un buon futuro. Auguro a tutti, compreso me stesso, un 2014 fatto di tanti, felici, consapevoli bei momenti presenti.